UN ORDINARIO PROBLEMA DI ORGANIZZAZIONE |
Era finalmente arrivata l'ora di contare: mentre preparavo
il materiale da portare a scuola, riflettevo su come avrebbero potuto
usarlo i miei alunni di prima elementare.
-Il riso è troppo piccolo.
-I fagioli secchi li abbiamo "seminati" martedì scorso sul cotone per
vedere come nasce una pianta.
-Sassolini? Meglio di no... Se li tirano in testa.
-I pallini di legno del vecchio coprisedile sono un pericolo: se vanno a
terra qualcuno potrebbe scivolare.
-Gli stuzzicadenti pungono...
La mia scelta stava per cadere su dei pezzetti di filo di lana e batuffoli
di cotone, quando mi venne un'idea: fare un programma per contare col
computer. (La scuola possedeva 14 personal...)
-Voglio proprio vedere come faranno a tirarsi in testa gli oggetti
disegnati sul monitor!
Il lunedì successivo è iniziata un'avventura coi numeri e coi computer che
ora vi racconterò, non senza enfasi. |
CONTARE E CALCOLARE |
Di solito, nella scuola elementare, si dedica moltissimo
tempo al calcolo ed alla numerazione. In molte scuole viene proposta
un'infinità di esercizi e giochi finalizzati all'acquisizione della
familiarità coi numeri.
Almeno nei primi anni, poi, bisogna tenere conto che i bimbi hanno bisogno
di fare le cose in pratica, ed è quindi auspicabile l'uso degli oggetti
più disparati.
Le esercitazioni ed i giochi spesso generano confusione e non sempre danno
i frutti sperati: alcuni alunni, ad esempio, non prendono sufficientemente
sul serio le attività presentate in forma ludica ed altri non capiscono lo
scopo di ciò che fanno. Alcuni , poi, terminano il lavoro con gran
rapidità ed altri non ce la fanno. Spesso questi ultimi trascinano il loro
problema per anni e le iniziali difficoltà si trasformano in allergia
verso la materia o, peggio, verso la scuola.
Per questi alunni spesso viene redatto un piano di lavoro individualizzato
ma non sempre ci sono le risorse umane e materiali per metterlo in
pratica.
La creazione, di automatismi non è, a parer mio, un'attività molto
gratificante per i maestri: ci vuole molta pazienza e spesso è un'impresa
organizzare il lavoro in modo che i più capaci non si annoino e i più
lenti abbiano qualche possibilità di farcela.
Buona parte del tempo destinato alla matematica viene utilizzato in
esercitazioni e verifiche di calcolo e ciò va a discapito, ad esempio
dell'osservazione critica, della discussione, o della ricerca, attività
più gratificanti, che appassionano gli alunni ed aumentano le loro
motivazioni ad apprendere.
Come vedremo in seguito, pur senza abbandonare completamente i sistemi
tradizionali, con l'uso di C.M.R. sono intervenuto, credo con successo, su
tutti questi fattori. |
UN PROGRAMMA IN EVOLUZIONE. |
Date le dimensioni del programma è stato facile fare in
modo che i bambini fossero in grado di lanciare autonomamente il programma
ed eventualmente di usarlo a casa.
Per quanto riguarda la possibilità di personalizzare l'esercizio, ho
ritenuto di non renderla troppo trasparente.
Gli alunni più capaci, tuttavia, hanno imparato gradualmente ad impostare
da soli gli esercizi, permettendomi, così, di concentrarmi di più sui
bimbi in difficoltà.
L'osservazione delle difficoltà e dei progressi mi ha spinto più volte a
rivedere e correggere sia il programma sia il modo di utilizzarlo.
All'inizio il programma mostrava alcuni simboli grafici, (meno di dieci
alla volta), adeguatamente ingranditi ed aspettava finché l'alunno non
toccava il numero corrispondente.
(Esercitarsi a scoprire in fretta il numero corrispondente ad un insieme
di simboli o di oggetti)
Premendo il tasto F7 si potevano attivare due suoni: uno per le risposte
giuste ed un altro per quelle sbagliate.
Il programma visualizzava sinteticamente risultati e tempo.
In dieci-quindici minuti ogni alunno eseguiva, in media, una cinquantina
di conteggi (coi fagioli o coi batuffoli di cotone, probabilmente, ci
avrebbe messo una settimana!)
L'obbiettivo di sfruttare le peculiarità del computer per fare rapidamente
e bene la parte ripetitiva e noiosa del mio lavoro sembrava raggiunto e,
così, ho deciso di utilizzare il tempo guadagnato in un primo tempo per
leggere, scrivere e disegnare col computer e, successivamente,
organizzando un attività di computer grafica, di cui scriverò, se ne avrò
l'occasione, un'altra volta. |
MODIFICHE |
- Alcuni procedevano con maggior velocità ed altri più lentamente e
così ho pensato di articolare l'esercizio in dieci fasi, graduate in
ordine crescente di difficoltà: dopo un certo numero di risposte
esatte consecutive una musichetta e poi la fase successiva.
Tre bimbi non procedevano speditamente. Chiedevano continuamente
aiuto, non ascoltavano i miei consigli e progredivano solo grazie al
fatto che, per spiegare, facevo un po' di lavoro al posto loro.
Consapevole della mia poca pazienza in queste situazioni, ho fatto in
modo che, in caso di errore, fosse l'esercizio a dare i suggerimenti
del caso.
Quando il "gruppo di testa" aveva quasi terminato l'esercizio, ho
pensato di introdurre, oltre ai conteggi, l'addizione, la sottrazione,
il doppio e la metà, sempre da eseguire contando degli oggetti.
- Dopo un'infinità di modifiche, l'esercizio è articolato in dieci
livelli, ognuno dei quali propone dieci fasi di difficoltà crescente.
Gli ultimi livelli non funzionano bene perché non li abbiamo mai usati
e perché non ho ancora trovato il tempo per correggere un paio di "bug".
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QUANDO SI LAVORA NON SI GIOCA! |
Presentando "C.M.R.", ho detto che si trattava di un
"compito", di un esercizio per imparare a contare in fretta.
Avevo già mostrato dei bei giochi ed era chiara la differenza tra giochi
ed esercizi.
Mettendo in risalto il fatto che chi sa leggere e contare gioca meglio,
poi, avevo visto aumentare la motivazione ad apprendere.
C.M.R. non dà premi e l'unica vittoria possibile è quella con se stessi,
superando il punteggio della volta precedente.
Non trattando i compiti come se fossero giochi, poi, pensavo di essere più
corretto coi miei alunni. Credo proprio che lo apprezzassero. (…) |
INDIVIDUALIZZAZIONE |
L'individualizzazione consiste nel fare in modo che ciascuno segua un
programma personalizzato, che rispetti i suoi ritmi, la sua personalità,
che tenga conto delle sue capacità e della sua necessità di tentare e
sbagliare.
L'esigenza di individualizzare è molto sentita nelle nostre scuole;
spesso, tuttavia, è poco realizzabile per vari motivi. Quando non c'erano
i computer, tentavo di individualizzare le esercitazioni utilizzando
schede e libri da compilare.
Col computer sono riuscito ad organizzare attività individualizzate prima
impensabili. Ovviamente ho continuato ad usare anche libri e schede, anche
se molto meno massicciamente.
Come abbiamo già visto il programma è facilmente adattabile e permette di
proporre esercitazioni personalizzate ad un numero di alunni pari a quello
dei computer a disposizione.
Ogni bimbo procede in base al suo ritmo e l'esercizio è strutturato per
piccoli passi. Fino a quando non si tocca il tasto giusto, l'esercizio non
procede. (…) |
CONTARE A SUON DI MUSICA |
Osservando i bambini mentre utilizzavano un altro mio
programma, mi è venuto in mente di inserire delle musiche.
Dopo la modifica, oltre ai suoni che segnalano l'esattezza delle risposte,
l'esercizio faceva sentire, alla fine di ogni fase, una musichetta, una
riduzione per beeper del computer di brani musicali di vario tipo.
(Popolare, classica...)
La qualità di queste musichette non era delle migliori, ma raggiungeva lo
scopo di allentare la tensione tra un esercizio e l'altro.
Ho subito notato che alcuni bambini ballavano sulla sedia o
canticchiavano.
Uno di loro mi ha chiesto di attivare un tasto che permettesse di mettere
la musica anche durante i conteggi e da qui è nata l'idea di farli contare
a suon di musica (…)
I miei alunni, a quanto pare, lavoravano più efficacemente ascoltando
Mozart, gli 883 ed alcuni brani di musica elettronica mentre il profitto
sembrava diminuire con la disco dance, Morandi, la Pausini e con la musica
per bambini! |
LE VERIFICHE |
Ho dato molta importanza alla verifica ed, a tal fine, ho
cercato di sfruttare al meglio le possibilità del programma.
Non sempre un insegnante può sottoporre gli alunni ad un giudice
imparziale come un computer ed io ho pensato bene di approfittare di
questa possibilità.
Una volta stabilita la meta da raggiungere, il mio ruolo diventava
esclusivamente quello di allenatore-esperto, cui gli alunni potevano
rivolgersi ben sapendo che la "partita" poteva essere vinta solo da loro.
(…) |
LA VERIFICA DI APRILE: ESALTANTE E COMMOVENTE |
(…) In pratica agli alunni era richiesto di dimostrare di
saper contare in avanti entro il quindici, di riconoscere i numeri di
saper fare intuitivamente le quattro operazioni: buona parte del programma
di prima elementare!
Per fare ciò i bimbi si sono allenati individualmente, spesso a suon di
musica, per quindici-venti minuti due volte alla settimana per un paio di
mesi circa.
Durante l'allenamento facevo spesso riferimento alla verifica ed ho più
volte promesso che, se tutti avessero preso "A" alla verifica avrei
festeggiato insegnando, in una settimana, a fare le quattro operazioni sul
quaderno. Non sono sicuro che tutti avessero chiaro cosa fossero le
quattro operazioni ma sicuramente chiaro a tutti che si trattava di una
cosa importante ed ambita.
Riducendo a un'ora scarsa a settimana il tempo dedicato alle esercitazioni
di calcolo ho ricavato un bel po' di tempo da utilizzare per dare ai
bimbi, con varie attività, molti importanti prerequisiti necessari.
Ogni tanto si facevano delle "prove" della verifica, magari con un
traguardo più facile di quello previsto per Aprile.
Questa organizzazione eliminava di fatto la competitività ed incoraggiava
i più bravi ad aiutare gli amici in difficoltà.
L'esercizio individualizzato ha permesso ad ognuno di lavorare secondo il
suo ritmo: alcuni, durante l'allenamento sono andati ben oltre la fatidica
sesta fase, un paio di loro è arrivato da solo alle addizioni e
sottrazioni con primo numero <100 e secondo numero <=10.
Quando tutti mi sembravano abbastanza preparati, dopo l'ennesima prova,
abbiamo affrontato la verifica, tutti hanno preso "A" ed abbiamo
festeggiato nel modo previsto.
Durante la verifica i bimbi hanno avuto la possibilità di utilizzare tutta
l'ora di computer. Più di metà classe ha finito in un quarto d'ora, quasi
tutti gli altri in mezz'ora e due bambine hanno raggiunto la sesta fase in
quaranta minuti.
Un'alunna mi ha commosso: quella che aveva fatto più fatica a memorizzare
i numeri. Alla fine dell'ora, quasi tutto il gruppo era vicino a lei, a
fare il tifo. I più intraprendenti, cercando di aiutarla, suggerivano o
toccavano i tasti al suo posto: si confondeva ancora di più e sbagliava.
(Ad ogni errore l'esercizio diventa più lungo).
Ormai tutti avevano capito che si poteva solo fare il tifo, possibilmente
senza far troppo rumore. Al suono della campanella, con gli occhi pieni di
lacrime, ha toccato l'ultimo tasto: proprio in quel momento è apparsa la
scritta "FASE Uscendo da scuola abbiamo fatto molto rumore ma eravamo
troppo contenti per accorgercene.
Mentre lavoravano ho notato che un paio di bimbi si faceva aiutare un po'
troppo dai compagni che avevano finito per primi. Non sono intervenuto. La
volta dopo, senza preavviso, ho detto loro di rifare la verifica perché i
punti registrati non mi sembravano giusti: hanno superato entrambi la
prova molto brillantemente in un quarto d'ora. (La volta prima, con
l'aiuto scorretto dei compagni, hanno finito in tre quarti d'ora con un
gran numero di errori. Naturalmente ho fatto notare la cosa, con
discrezione, agli interessati). |
LA
VERIFICA DI GIUGNO |
(…) All'inizio pensavo di impostare la verifica sulle
quattro operazioni, poi ho ripiegato su addizione e sottrazione. C'è tanto
tempo ed è meglio rimandare qualcosa piuttosto che rischiare che qualcuno
si scoraggi perché non ce la fa.
Come la volta precedente (…) In classe e in pratica ho insistito molto
sulle cose che non si facevano al computer (contare all'indietro,
problemi, osservazione, discussione, ricerca...).
La seconda prova è stata effettuata a fine anno scolastico ed i risultati
sono stati simili a quelli di febbraio. Anche quelli che procedevano con
lentezza durante gli allenamenti hanno superato bene la prova.
L'alunna per cui ero più preoccupato aveva partecipato con successo alla
prima verifica ma per la seconda avevo dovuto fissare, per lei, un
obiettivo più facile di quello dei suoi compagni anche se avevo la
sensazione di sbagliare. Dopo alcuni minuti di grande impegno e buoni
risultati, la bimba, che, oltre ad essere paralizzata dalla vita in giù
aveva le manine insensibili in parte, sembrava non voler terminare
l'esercizio e rallentava notevolmente il ritmo.Nonostante tutto riuscì a
terminare in tempo, con mio grande sollievo.
Vedendomi esultare, forse un po' troppo, perché anche lei ce l'aveva
fatta, mi ha guardato con una certa severità:
-Te l'avevo detto che ero capace!
Mi sono reso conto solo in quel momento che l'avevo sottovalutata.
Spero proprio che i suoi insegnanti di adesso non le propongano
facilitazioni e lavori ridotti... |
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